ENERGIA RINNOVABILE

L’energia eolica


Potremmo definire l’eolico il sistema di produzione energetica più consono per superare l’emergenza, Non il nucleare o il risparmio energetico, non il solare o l’idroelettrico, Ci sono molti fattori positivi per indicare negli aerogeneratori una fonte sicura ed affidabile: basso costo di produzione, tecnologia matura, rapidi tempi d’attuazione, nessuna controindicazione ambientale (salvo il cosiddetto “inquinamento paesaggistico”). Il costo di un KW prodotto con l’eolico è di circa 3-4 centesimi di euro, contro i 4,5 del carbone, il più economico dei fossili, ma senza tener conto dei costi ambientali del carbone. Un unico neo: il governo prevedeva l’installazione di 13.000 aerogeneratori sul territorio, mentre non è stato fatto praticamente nulla.

Se riuscissimo ad installare 15.000 aerogeneratori sul territorio con una potenza media di 3 MW per macchina avremmo una potenza massima installata pari a 45.000 MW. Ciò non significa che potremmo sempre ricavare 45.000 MW, giacché il vento varia spesso d’intensità.
La fase di studio per l’impianto di un campo d’aerogeneratori dura un anno, periodo nel quale – grazie agli anemometri – viene registrato il flusso del vento in una determinata area: solo dopo aver ponderato i dati sperimentali si procede oppure no all’installazione delle macchine.


Ebbene, per l’Italia, si valuta che in media un aerogeneratore fornisca la potenza massima per un periodo pari a 1.051 ore l’anno di vento costante. Con una potenza installata di 45.000 MW, s’otterrebbero complessivamente 47.295.000 MW, vale a dire circa l’1% del fabbisogno. Non è molto, ma rappresenta pur sempre il carico di 4 superpetroliere. 15.000” aerogeneratori sembra un numero immenso,ma sono in media 150 aerogeneratori in ogni provincia, ossia 7-8 centrali eoliche con 20 mulini ciascuna.

Il solare


Che l’Italia sia il paese del sole è noto: più difficile capire perché la superficie di pannelli fotovoltaici per la produzione d’energia elettrica sia sensibilmente inferiore rispetto a quella dei paesi centro-europei, come la Germania o l’Austria.
le aziende europee che producono pannelli fotovoltaici sono principalmente due – Siemens e Wuerth – e sono entrambe in Germania (anche se Shell ha acquistato Siemens),la Germania ritiene strategico continuare nella ricerca sul solare fotovoltaico, e per questa ragione catalizza mediante incentivi la generazione d’energia con quel metodo.


Attualmente, in Italia stiamo attuando un piano che condurrà all’installazione di una potenza massima di 300 MW con pannelli fotovoltaici: 300 MW, rispetto ad una richiesta massima della rete elettrica di 51.400 MW ma è una quantità poco significativa.
La produzione con questo metodo sconta – per ora – alti costi: produrre un KW con i pannelli fotovoltaici costa circa 14-18 centesimi di euro, contro i 7 del petrolio e del metano, i 6 del nucleare e gli 8 dell’idroelettrico.

La Germania fa bene a continuare su quella strada, così man mano che la ricerca avanza aumenta il rendimento dei pannelli (passato dal 10% di pochi anni fa al 14%, mentre le celle utilizzate nello spazio hanno già oggi un rendimento del 35%
La vera “bestemmia” è stata quella di non valorizzare l’idea proposta da Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica.
Rubbia partì da una semplice constatazione: un metro quadrato di specchi costa enormemente di meno rispetto ad un metro quadrato di pannelli fotovoltaici. Da questa idea sviluppò una nuova tecnologia alla quale diede il nome di “solare termodinamico”. Di cosa si tratta?
Una superficie viene ricoperta di specchi che possono ruotare sugli assi per seguire il moto apparente del sole: un sistema informatico gestisce autonomamente il processo. I raggi solari sono convogliati verso una caldaia dove non c’è acqua bensì una miscela di sali fusi: da qui in avanti il processo è simile al processo termoelettrico, ossia il vapore creato muove una turbina che genera energia elettrica.

Ciò che sorprende è la semplicità del sistema: siccome la radiazione solare media è di circa 1.000 W/m2, il rendimento è altissimo. La quantificazione espressa dallo stesso Rubbia chiarisce ancor di più la convenienza del sistema termodinamico:
equivalenti di petrolio l’anno ed evitano l’emissione di 40 mila tonnellate l’anno d’anidride carbonica. Il bello è che questo tipo di energia è conveniente: ai prezzi attuali, l’impianto si ripaga in 6 anni e ne dura
Per soddisfare l’intero fabbisogno nazionale sarebbe sufficiente una superficie pari ad un quadrato con il lato di circa 40Km!
Dopo aver realizzato un piccolo impianto pilota presso Priolo, in Sicilia, scoppiarono tanti e tali problemi che Rubbia dovette lasciare la presidenza dell’ENEA e migrare in Spagna, dove sta realizzando il suo progetto.
Sembra una storia di fantascienza: abbiamo un genio, un premio Nobel che indica una strada per risolvere il problema energetico, lo dimostra con un impianto sperimentale e l’Italia cosa fa? Gli dà un bel calcio nel deretano.

La ricerca


Sentiamo spesso affermare che si devono aumentare gli investimenti nella ricerca: in campo energetico, dove investire cercando nuovi settori dove altri non siano già troppo avanti?
Un settore dove s’inizia a sperimentare è quello delle correnti sottomarine: flussi d’acqua enormi che scorrono a bassa velocità; si tratta dell’esatto opposto dell’eolico, laddove il fluido (l’aria) ha bassa densità ed alta velocità.
I norvegesi e gli inglesi hanno condotto alcuni esperimenti, affondando semplicemente in acqua degli aerogeneratori modificati per resistere alla corrosione.
Ebbene, in Italia avremmo tutte le competenze necessarie per entrare dalla porta principale in questo nuovo settore: aziende come Ansaldo, OTO Melara, Italcantieri, FIAT ed altre ancora lavorano da decenni in campo navale e nella progettazione e costruzione di grandi impianti.


Le enormi masse d’acqua che si muovono a velocità costante nei mari, perché non sfruttare l’enorme massa d’acqua?
Le tecnologie di base per sviluppare il settore provengono quasi tutte dal settore navale, e si tratta di un know-how noto: si tratterebbe semplicemente di realizzare un impianto pilota e di verificare nella pratica gli inconvenienti e valutare i costi.

Come risparmiare?


Che in un paese soleggiato come l’Italia, d’estate si tengano in funzione gli impianti di riscaldamento per scaldare dell’acqua è una colossale asinata, quando tutti sappiamo che basta esporre al sole un recipiente dipinto di nero per ottenere tonnellate d’acqua calda.

Per esempio: in Italia, nel periodo natalizio le scuole sono chiuse, ma solo per studenti ed insegnanti. Il personale di segreteria ed i bidelli si recano ugualmente al lavoro in delle scuole vuote: la ragione? La scuola deve consegnare certificati anche nel periodo natalizio a chi ne facesse richiesta.
Ebbene, quei “certificati” costano ogni anno circa 250-350 milioni di euro, giacché vengono riscaldate anche aule e laboratori – come se la scuola fosse in funzione – perchè non è possibile “frazionare” gli impianti. Se consideriamo anche le vacanze pasquali e le eventuali settimane di “stop didattico”, la cifra è probabilmente ancora superiore. Dobbiamo proprio gettare al vento centinaia di milioni di euro per scaldare delle scuole vuote


Consci che di tempo per porre rimedio ad un approccio scellerato al problema non ne rimane molto,
Non farlo, potrebbe già oggi essere troppo tardi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: