Rivelazioni non autorizzate

imagesMarco Todeschini, uno dei più grandi fisici teorici del XX° secolo, è purtroppo conosciuto da pochissime persone.

Nacque a Valsecca, in provincia di Bergamo, il 25 aprile 1899. piccolo paesino, situato nella Valle Imagna, si laureò in ingegneria meccanica ed elettronica al Politecnico di Torino.

Si specializzò e si diplomò in vari rami della fisica e della fisioneurologia .

Professore Ordinario di meccanica razionale ed elettronica al biennio di Ingegneria Superiore STGM in Roma e docente di Termodinamica all’Istituto Tecnico Industriale di Bergamo.

A Pavia sviluppo’ varie ricerche teoriche e sperimentali al fine di scoprire il collegamento dei fenomeni fisici, con quelli biologici e psichici, determinando le precise relazioni matematiche reciproche e di assieme armonizzando il tutto nella teoria denominata “PsicoBioFisica”.

Il guaio era che la sua originale teoria fisica era in contrapposizione alle tesi della Relatività Einsteiniana Leggi il seguito di questo post »

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IL BAMBINO CHE VISSE DUE VOLTE

Città di Glasgow. Cameron parlava sempre della «famiglia di prima». La mamma ha ritrovato i luoghi che descriveva. All’asilo disegnava una casa bianca, davanti al mare; a sua madre chiedeva che fine avesse fatto il cane maculato e la macchina nera. Eppure Cameron Macaulay, classe 2001, vive a Clydebank, vicino a Glasgow, dalla finestra della sua stanza vede i tetti di mattoni rossi e, soprattutto, nessun cane maculato è mai circolato per casa, tanto meno una macchina nera è mai stata parcheggiata in garage.

Lontani chilometri dalla terra dell’Induismo e del Buddhismo, la vicenda dello scozzese reincarnato, è già diventata un documentario per la Tv. Certo non ha nulla a che vedere con il misticismo di Osel Hita Torres, il bambino spagnolo ritenuto la reincarnazione di un Lama, che fu accompagnato dal padre tra i monaci buddhisti tibetani nelle montagne del Buthan, e che ispirò il «Piccolo Buddha» di Bertolucci. Eppure è destinata a restare negli annali delle reincarnazioni post-moderne.

D’altronde, se lo stesso Osel ora vive a Ibiza e per il compleanno ha chiesto una moto nuova, il Dalai Lama in persona ha spiazzato il mondo l’estate scorsa proponendo di cercare il successore tra la comunità monastica in esilio. Altro che tra i reincarnati. Ritornando in Scozia, la storia di Cameron, il bambino con il caschetto biondo e gli occhi azzurri inizia nel 2003. «Aveva tre anni – spiega la madre, Norma – quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un’isola a 300 chilometri di distanza».

E non era che l’inizio. «Parlava dei suoi fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta». Norma ha i capelli rossi, non è religiosa, è una mamma single, e può contare solo su Martin, il fratello maggiore di un anno di Cameron.

Il tempo passa, il bambino cresce e la sua fantasia si colora di dettagli. «Non devi temere la morte – diceva alla madre – perché si ritorna: mi chiamavo Cameron anche prima». Dopo la filosofia si dedica alla rassegna della vita quotidiana. «Iniziò a lamentarsi perché nell’altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno». E poi perché «nell’altra vita trascorreva i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l’altra famiglia viaggiava molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia».

La mamma, i parenti e le maestre resistono fino al sesto compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché, diceva, «gli mancava la sua famiglia di Barra». E, soprattutto, quando Norma scopre che una casa di produzione cinematografica è alla ricerca di storie di reincarnati.

È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell’Isola di Barra. Con al seguito una telecamera e Jim Tucker, il direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University, esperto in reincarnazioni. «Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni». A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo. «Nel 70% dei casi – spiega Tucker – i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici».

Occasioni in cui, secondo l’esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. «La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron – commenta Tucker -. E questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un’entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo».

Scetticismo a parte, l’effetto sorpresa nel documentario è stato garantito. «Cameron era raggiante – racconta la madre -. Trovò l’entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia». Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all’anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato».

Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.

Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un’entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito – dice – sono più di 100 i casi simili a quello di Cameron.

CI sono molte storie come queste, di bambini che ricordano le loro vite precedenti, come il caso di Shanti, confermato, analizzato e documentato grazie ad una commissione di ricerca nominata dallo stesso Gandhi. Rinata a un anno dalla sua ultima morte, Shanti Devi ricorda nei minimi dettagli la sua vita precedente,nomi cognomi,luoghi dove viveva nella vita precedente…

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LA FUSIONE FREDDA DIVENTA REALTÀ

UNA “MACCHINA” POTENZIALMENTE RIVOLUZIONARIA

La fusione fredda non solo sembra essere possibile, ma può produrre molta più energia di quanto si pensasse. È stato messo a punto un sistema in grado di produrre, più energia di quanta viene fornita al sistema. la tecnologia, potenzialmente rivoluzionaria per la sua facilità di applicazione su piccola o grande scala e per i materiali economici con cui può essere realizzato un generatore, è tutta italiana. Infatti,il 14 gennaio, in un laboratorio nella zona industriale di Bologna, è stato presentato al pubblico da due scienziati italiani – Sergio Focardi, un noto fisico dell’Università di Bologna e Andrea Rossi, un ingegnere chimico – un apparato capace di produrre energia sfruttando una reazione tra nichel ed idrogeno. La conferenza stampa di presentazione, organizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), è stata accompagnata da una dimostrazione del funzionamento del sistema e da verifiche svolte da fisici indipendenti.

BREVE DESCRIZIONE DELL’INVENZIONE

Il prototipo di Rossi e Focardi produce energia attraverso reazioni esotermiche altamente efficienti fra atomi di idrogeno e atomi di nichel all’interno di un tubo metallico. Il tubo è inizialmente riscaldato, con l’apporto di energia esterna, a una temperatura compresa fra 150 °C e 5.000 °C, ma dopo poco tempo, iniziata la reazione fra idrogeno e nichel, e non occorre apportare nuova energia dall’esterno. L’idrogeno viene iniettato nel tubo metallico, che contiene polvere di idrogeno altamente pressurizzata a una pressione compresa fra 2 e 20 bar. Alcuni nuclei di idrogeno, Grazie all’alta pressione e temperatura, riescono ad essere catturati dai nuclei di nichel, con la conseguente trasformazione dell’atomo di nichel in rame e la liberazione di una grande quantità di energia termica. L’apparato, quindi, funge da catalizzatore per reazioni nucleari a bassa energia. L’avvenuta “fusione fredda” è confermata proprio dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente.

Il processo alla base del reattore messo a punto dall’ingegner Rossi con la collaborazione di Sergio Focardi, sarebbe dunque la celebre “fusione fredda”, di cui si sente parlare ormai da anni. La fusione fredda è un processo di fusione nucleare,che coinvolge due nuclei atomici, i quali venendo a stretto contatto, si fondono liberando energia – questo avviene tramite reazioni nucleari a bassa energia, e non ad alta temperatura come nelle stelle o negli acceleratori di particelle. Tuttavia, sebbene il reattore di Rossi e Focardi funzioni, né i suoi inventori né altri fisici che lo hanno visionato in Italia e all’estero sono stati in grado di spiegarne in dettaglio il funzionamento, ma solo di intuirlo a grandi linee. In ogni caso, quello realizzato a Bologna è un prototipo perfettamente funzionante di reattore a nichel-idrogeno (Ni-H). Sebbene non si sappia come un protone di idrogeno possa entrare in un nucleo di nichel,è ciò avviene. E questo è sufficiente per dare inizio a una possibile rivoluzione nel settore dell’energia.

Nel prototipo di reattore di Rossi e Focardi, all’interno del tubo in cui i nuclei di idrogeno si fondono con quelli di zinco, si rinvengono granuli di nichel fuso (che fonde sui 1500°C) a fronte di un riscaldamento esterno a temperature molto più basse, e si osserva anche dello zinco. Non essendo questo metallo presente fra i componenti inizialmente inseriti nel tubo, si ritiene che sia prodotto da una reazione di fusione fra un atomo di nichel e due atomi di idrogeno. Questo dimostrerebbe che, nella tecnologia messa a punto dai due inventori, si realizzano più reazioni di fusione del nucleo di nichel che generano atomi instabili più pesanti. Inoltre, dopo aver generato energia, nelle polveri presenti nel tubo si trovano isotopi di rame e atomi di elementi più leggeri del nichel, come zolfo, cloro, potassio e calcio. Questo sembrerebbe indicare che, oltre alla reazione di fusione, nel nucleo si realizza un fenomeno di fissione nucleare (che è l’inverso della fusione nucleare), il quale produce atomi stabili più leggeri.

ENERGIA PRODOTTA

L’energia esterna fornita al sistema è l’elettricità necessaria per l’accensione della resistenza che serve a riscaldare il tubo dove avverranno le reazioni: l’energia occorrente al prototipo per tale accensione è di circa 1 kW, ma scende a 400W dopo pochi minuti, e ha consentito all’apparato di produrre circa 15 volte l’energia fornita dall’esterno (ma è possibile crearne molta di più). Tale energia in eccesso è rilasciata dal sistema poiché il rame che si forma nella reazione di fusione è in realtà un isotopo di rame, il quale subisce un decadimento radioattivo in seguito al quale si libera una notevole energia. Quest’ultima è, teoricamente, pari alla differenza tra la massa (energia) complessiva iniziale della coppia “idrogeno + isotopo di nichel” e la massa (energia) dello stato finale, rappresentato dall’isotopo di rame. Pochi grammi di nichel e idrogeno, quindi, possono produrre una quantità di energia equivalente a quella di migliaia di tonnellate di petrolio. E il nichel è uno dei metalli più abbondanti sulla crosta terrestre.

‘aspetto senza dubbio più sorprendente del reattore di Rossi-Focardi è lo scarsissimo consumo di “ingredienti” nella produzione dell’energia. Infatti, una volta che, dopo il riscaldamento iniziale ottenuto fornendo energia esterna, le reazioni si sono innescate all’interno dell’apparato, esse si autosostengono, e la macchina produce in maniera continuativa energia termica, in quantità facilmente determinabile misurando quanta acqua viene vaporizzata al secondo. Il prototipo mostrato in pubblico, ad es., ha vaporizzato 13 litri d’acqua in circa 1 ora, ed è in grado di produrre un’energia termica fino a 10-12 kW, come una caldaia a pellet domestica. Ma oltre a richiedere pochissima energia, la macchina “consuma” pochissimo: picogrammi di nichel e idrogeno per produrre chilowatt. Dunque, con questa rivoluzionaria tecnologia, il “combustibile” non rappresenta certo un problema: secondo Rossi, con 1 grammo di nichel è possibile ottenere la stessa energia che sarebbe ottenibile bruciando 500 kg di petrolio.


Parte 2 Parte 3

NICOLA TESLA

Quanti conoscono il nome di Tesla?

Nei libri scolastici per via dell’omonima unità di misura? Quanti invece sono a conoscenza della vera grandezza di questo personaggio, che oltre ad aver sviluppato teorie, e progettato  costruito macchine che ancora oggi noi utilizziamo e che diamo per scontate, macchine in anticipo sui tempi, e tutto questo ha  spinto in modo forzato nel dimenticatoio uno dei più grandi scienziati del nostro secolo!

Ma vediamo chi è Nikola Tesla:

Nato l’11 luglio 1856 a Smiljan in Croazia, da padre reverendo Milutin Tesla e Djouka alla mezzanotte esatta, mentre imperversava un violento temporale. La levatrice che assisteva la madre disse che il bambino sarebbe stato (il figlio della tempesta),non poteva sapere quanto fosse appropriato, infatti all’età di tre anni si eccitava per le scintille che l’elettricità statica provocava nel pelo del suo gattino, e da allora il suo interesse per  quei fenomeni non mutò, fino alla sua morte, nel 1943.

Dopo essere andato via di casa, si stabilì in America e iniziò a lavorare sotto l’ inventore Tomas Edison, dove ha  acquisito esperienza e soprattutto dove ha conosciuto le persone che hanno influenzato tutta la sua esistenza.Mentre Edison ha basato tutte le sue scoperte elettriche sulla corrente continua, Tesla aveva in mente un sistema di corrente alternata, quindi non più corrente sempre con la stessa polarità, una corrente che alterna la sua polarità con una certa frequenza fissa e prestabilita.

Ora sappiamo quanta ragione aveva Nikola Tesla, perché la corrente alternata offre vantaggi economici notevoli rispetto a quella continua.

Per dimostrare la sua teoria costruì tre gruppi completi di motori a corrente alternata che utilizzavano diversi tipi di corrente alternata, il più semplice lo chiamò monofase, utilizzava due fili, un sistema bifase, che utilizzava due correnti collegate e un trifase, che ne utilizzava tre.

Sviluppò un condensatore a bobina di sintonia, che è la base di tutte le radio e televisioni moderne.Brevettò la bobina Tesla e il dispositivo di sintonia radio sei anni prima che Marconi brevettasse la prima radio.

Tesla non era bravo negli affari, mentre Marconi lo era, quest’ultimo infatti  lavorò assieme al governo e i militari per portate avanti le sue idee. Iniziarono, finalmente per lui, una serie di esperimenti con campi elettrici enormi, con fulmini creati in laboratorio di diverse decine di migliaia di volt che lo portarono alla costruzione di un tubo catodico e del microscopio elettronico prima ancora della scoperta degli elettroni, un tubo luminoso che emetteva raggi X e con il quale fece la fotografia delle ossa della sua mano, a luci fluorescenti senza fili.

Tesla dimostrava una grandissimo genio e inventiva: voleva  mandare l’energia elettrica senza fili e gratis a tutte la case del mondo tramite l’aria.

Sappiamo benissimo che ciò è tecnicamente possibile e lo vediamo tutti i giorni guardando la tv, ascoltando la radio ecc. ma non è applicabile perché l’impero economico delle multinazionali energetiche non lo permetterebbe.

Come è possibile che un uomo così versatile, le cui invenzioni hanno reso possibile la nostra civiltà moderna, sia stato dimenticato? I suoi contemporanei: Edison, Marconi, Westinghouse sono entrati nella storia; invece, Tesla è ancora largamente sconosciuto.

Ma continuiamo con la storia…..nel 1940 Tesla accennò ad un prototipo di laser e di ordigno al plasma che produceva particelle ad alta energia nella ionosfera. Questa forza sarebbe stata in grado di liquefare il motore di un aereo a 250 miglia di distanza. Il 5 gennaio 1943, in piena guerra mondiale, Tesla telefonò al Dipartimento della guerra e parlò con il colonnello Erskine, al quale offrì i segreti della sua arma. Il militare non conosceva Tesla e pensò che si trattasse di un pazzo. Tra il 5 e l’8 gennaio Tesla morì a causa di un attacco cardiaco ,la data è incerta perché il corpo fu ritrovato nella piena solitudine dopo un paio di giorni.

Dopo pochissimi giorni l’FBI aprì un indagine perché gli appunti di Tesla potevano in qualche modo essere pericolosi per gli Stati Uniti; fu confiscato tutto, due camion pieni di macchinari e schedari. Così, il lavoro di una vita fu dichiarato top secret e qualsiasi discussione in merito fu vietata.

Ironia della sorte, il “raggio mortale” esisteva veramente, e il 18 ottobre 1993, il Dipartimento americano della difesa annunciò di  voler costruire un centro di ricerche missilistiche sperimentale sulla ionosfera a Gakona in Alaska. Il centro noto come HAARP ,High Frequency Active Auroral Research Program.  L’HAARP riproduce  esattamente gli stessi fenomeni studiati da Tesla cento anni prima.

Alla fine la sua “teleforza” è stata realizzata, e dopo sei mesi dalla sua morte vinse la battaglia per i brevetti con Marconi: la Corte Suprema degli Stati Uniti confermò la paternità di Tesla per l’invenzione della radio.