REGOLE DIVERSE PER MONDI DIVERSI

La scienza è semplicemente un linguaggio per descrivere la natura e la relazione che lega l’essere umano al mondo naturale e all’universo che lo contiene.

Si tratta solo di un tipo di linguaggio,ma ce ne sono stati altri,come l’alchimia,e la spiritualità per esempio,usati molto prima della nascita della scienza moderna.Anche se questi ultimi non hanno raggiunto livelli sofisticati,resta il fatto che funzionavano.Qundi qualcuno si chiederà:Come facevamo prima che ci fosse la scienza?Sapevamo qualcosa del mondo?

Risposta: Certo che Si!

Ciò che sapevamo funzionava talmente bene da fornire un quadro intero di riferimento per comprendere tutto o quasi.dalle origini della vita,al perchè ci si ammala e come porvi rimedio,fino a come si calcolano i cicli solari,lunari e stellari.

Anche se questo tipo scienza non fosse scritto col linguaggio tecnico,a cui siamo abituati oggiserviva in modo egregio per offrire un utile interpretazione di come funzionano le cose e del perchè sono così.Andava talmente bene che la civiltà andò avanti per più di 5000 anni,senza avere bisogno della scienza come la conosciamo ai nostri giorni.

La scienza moderna generalmente si colloca all’inizio del 1600 circa,Nel 1687 Isaac Newton formalizzò la matematica sembra descrivere la nostra realtà quotidiane, (almeno così credevano),pubblicando la su classica opera:Principi matematici della filosofia naturale).

Per più di duecento anni,le osservazioni di Newton sulla Natura costituirono le fondamenta del campo scientifico che oggi va sotto il nome di fisica classica.

Ma all’inizio del ventesimo secolo i progressi della scienza hanno un frangente naturale in cui la legge di Newton sono del tutto inapplicabili come nel caso dell’Atomo.Prima di allora non avevamo una tecnologia che ci permetteva di sbirciare nel mondo subatomico e di osservare come si comportano le particelle.Nel campo dell’infinitamente piccolo che determina anche l’infinitamente grande,gli scienziati hanno cominciato a osservare fenomeni ritenuti inspiegabili dalla fisica tradizionale.Si è dovuto per forza di cose sviluppare un nuovo tipo di fisica,con regole capaci di spiegare le eccezioni alla nostra realtà quotidiana: I fenomeni che accadono nella fisica quantistica.

La definizione della fisica quantistica è contenuta nel suo nome, Quantum,che significa quantità discreta di energia elettromagnetica,si tratta quindi della sostanza di cui è fatto il mondo,ridotta all’essenza.

I fiscici quantistici hanno scoperto che ciò che percepiamo come materia solida in realtà non lo è affatto.Per esempio: Quando andiamo al cinema e vediamo proiettare sullo schermo un’immagine in movimento,sappiamo che la storia che stiamo guardando è una illusione,anche se i nostri occhi vedono i singoli scatti,il cervello li sovrappone in modo tale da farci percepire un movimento ininterrotto.I fisici quantistici ritengono che la realtà funzioni in modo molto simile,proprio come come molti fotogrammi in sequenza fanno apparire un film da sembrare reale,anche la vita quotidiana si manifesta sulla base di brevi e minuscole esplosioni di luce, denominati Quanti.

Quindi lo studio della fisica quantistica rappresenta lo studio di ciò che accade su scala microscopica, riferita alle forze che sono sotto al mondo fisico. Oggi molti scienziati,insegnanti e ricercatori, sono impegnati proprio in questo processo.L’esistenza di un campo universale di energia era stata teorizzato,descritto,e immaginato damolto tempo,le verifiche che provano una volta per tutte l’esistenza di una matrice,divina sono state fatte di recente-

Attraverso condizioni di laboratorio rigide e controllate sono emerse le prove del potente rapporto che le antiche tradizioni hanno considerato sacro per secoli.Gli esperimenti hanno convalidato che abbiamo un effetto diretto sul mondo circostante,In una ricerca pubblicata nel 1993 su periodico,Advances,l’esercito americano ha condotto esperimenti per stabilire se il collegamento emozione con il DNA esisteva anche a distanze rilevanti e fino a quali distanze arrivasse

Durante gli esperimenti ad alcuni soggetti venivano mostrati una serie di filmati videoregistrati per creare diversi stati emotivi nei loro organismi, e far provare al soggetto una serie di emozioni vere in un breve lasso di tempo.Quando le emozioni del soggetto toccavano alti e bassi,picci emotivi,le loro cellule e il DNA producevano una risposta elettrica molto forte,e anche se i vari campioni di tessuti che gli erano stati prelevati per l’esperimento fossero a decine di metri,si compotavano come se fossero fisicamente ancora in contatto con il corpo.

Anche se nel sapere tradizionale non c’e nessun cenno di questo effeto chiamato Entaglement,e non c’e neanche qualcosa che indichi come le emozioni umane riescano ad influenzare il DNA,anche se alcuni campioni di qesto si trovano a centinaia di kilometri di distanza.E gli studi lo dimostrano.

LA FUSIONE FREDDA DIVENTA REALTÀ

UNA “MACCHINA” POTENZIALMENTE RIVOLUZIONARIA

La fusione fredda non solo sembra essere possibile, ma può produrre molta più energia di quanto si pensasse. È stato messo a punto un sistema in grado di produrre, più energia di quanta viene fornita al sistema. la tecnologia, potenzialmente rivoluzionaria per la sua facilità di applicazione su piccola o grande scala e per i materiali economici con cui può essere realizzato un generatore, è tutta italiana. Infatti,il 14 gennaio, in un laboratorio nella zona industriale di Bologna, è stato presentato al pubblico da due scienziati italiani – Sergio Focardi, un noto fisico dell’Università di Bologna e Andrea Rossi, un ingegnere chimico – un apparato capace di produrre energia sfruttando una reazione tra nichel ed idrogeno. La conferenza stampa di presentazione, organizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), è stata accompagnata da una dimostrazione del funzionamento del sistema e da verifiche svolte da fisici indipendenti.

BREVE DESCRIZIONE DELL’INVENZIONE

Il prototipo di Rossi e Focardi produce energia attraverso reazioni esotermiche altamente efficienti fra atomi di idrogeno e atomi di nichel all’interno di un tubo metallico. Il tubo è inizialmente riscaldato, con l’apporto di energia esterna, a una temperatura compresa fra 150 °C e 5.000 °C, ma dopo poco tempo, iniziata la reazione fra idrogeno e nichel, e non occorre apportare nuova energia dall’esterno. L’idrogeno viene iniettato nel tubo metallico, che contiene polvere di idrogeno altamente pressurizzata a una pressione compresa fra 2 e 20 bar. Alcuni nuclei di idrogeno, Grazie all’alta pressione e temperatura, riescono ad essere catturati dai nuclei di nichel, con la conseguente trasformazione dell’atomo di nichel in rame e la liberazione di una grande quantità di energia termica. L’apparato, quindi, funge da catalizzatore per reazioni nucleari a bassa energia. L’avvenuta “fusione fredda” è confermata proprio dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente.

Il processo alla base del reattore messo a punto dall’ingegner Rossi con la collaborazione di Sergio Focardi, sarebbe dunque la celebre “fusione fredda”, di cui si sente parlare ormai da anni. La fusione fredda è un processo di fusione nucleare,che coinvolge due nuclei atomici, i quali venendo a stretto contatto, si fondono liberando energia – questo avviene tramite reazioni nucleari a bassa energia, e non ad alta temperatura come nelle stelle o negli acceleratori di particelle. Tuttavia, sebbene il reattore di Rossi e Focardi funzioni, né i suoi inventori né altri fisici che lo hanno visionato in Italia e all’estero sono stati in grado di spiegarne in dettaglio il funzionamento, ma solo di intuirlo a grandi linee. In ogni caso, quello realizzato a Bologna è un prototipo perfettamente funzionante di reattore a nichel-idrogeno (Ni-H). Sebbene non si sappia come un protone di idrogeno possa entrare in un nucleo di nichel,è ciò avviene. E questo è sufficiente per dare inizio a una possibile rivoluzione nel settore dell’energia.

Nel prototipo di reattore di Rossi e Focardi, all’interno del tubo in cui i nuclei di idrogeno si fondono con quelli di zinco, si rinvengono granuli di nichel fuso (che fonde sui 1500°C) a fronte di un riscaldamento esterno a temperature molto più basse, e si osserva anche dello zinco. Non essendo questo metallo presente fra i componenti inizialmente inseriti nel tubo, si ritiene che sia prodotto da una reazione di fusione fra un atomo di nichel e due atomi di idrogeno. Questo dimostrerebbe che, nella tecnologia messa a punto dai due inventori, si realizzano più reazioni di fusione del nucleo di nichel che generano atomi instabili più pesanti. Inoltre, dopo aver generato energia, nelle polveri presenti nel tubo si trovano isotopi di rame e atomi di elementi più leggeri del nichel, come zolfo, cloro, potassio e calcio. Questo sembrerebbe indicare che, oltre alla reazione di fusione, nel nucleo si realizza un fenomeno di fissione nucleare (che è l’inverso della fusione nucleare), il quale produce atomi stabili più leggeri.

ENERGIA PRODOTTA

L’energia esterna fornita al sistema è l’elettricità necessaria per l’accensione della resistenza che serve a riscaldare il tubo dove avverranno le reazioni: l’energia occorrente al prototipo per tale accensione è di circa 1 kW, ma scende a 400W dopo pochi minuti, e ha consentito all’apparato di produrre circa 15 volte l’energia fornita dall’esterno (ma è possibile crearne molta di più). Tale energia in eccesso è rilasciata dal sistema poiché il rame che si forma nella reazione di fusione è in realtà un isotopo di rame, il quale subisce un decadimento radioattivo in seguito al quale si libera una notevole energia. Quest’ultima è, teoricamente, pari alla differenza tra la massa (energia) complessiva iniziale della coppia “idrogeno + isotopo di nichel” e la massa (energia) dello stato finale, rappresentato dall’isotopo di rame. Pochi grammi di nichel e idrogeno, quindi, possono produrre una quantità di energia equivalente a quella di migliaia di tonnellate di petrolio. E il nichel è uno dei metalli più abbondanti sulla crosta terrestre.

‘aspetto senza dubbio più sorprendente del reattore di Rossi-Focardi è lo scarsissimo consumo di “ingredienti” nella produzione dell’energia. Infatti, una volta che, dopo il riscaldamento iniziale ottenuto fornendo energia esterna, le reazioni si sono innescate all’interno dell’apparato, esse si autosostengono, e la macchina produce in maniera continuativa energia termica, in quantità facilmente determinabile misurando quanta acqua viene vaporizzata al secondo. Il prototipo mostrato in pubblico, ad es., ha vaporizzato 13 litri d’acqua in circa 1 ora, ed è in grado di produrre un’energia termica fino a 10-12 kW, come una caldaia a pellet domestica. Ma oltre a richiedere pochissima energia, la macchina “consuma” pochissimo: picogrammi di nichel e idrogeno per produrre chilowatt. Dunque, con questa rivoluzionaria tecnologia, il “combustibile” non rappresenta certo un problema: secondo Rossi, con 1 grammo di nichel è possibile ottenere la stessa energia che sarebbe ottenibile bruciando 500 kg di petrolio.


Parte 2 Parte 3

NANOPARTICELLE NELL’ORGANISMO

l’argomento è senza dubbio nuovo al di fuori di ambiti scientifici molto particolari e ancora riservati agli addetti ai lavori.

 Volendo offrire una definizione precisa le nanopatologie sono le malattie provocate da micro- e,soprattutto, nanoparticelle1 che in qualche modo riescono a penetrare nell’organismo,umano o animale che sia, e non ha alcuna importanza come queste entità piccolissime riescono adentrare o come sono prodotte.

È un dato di fatto che i meccanismi seguiti da una particella una volta che questa sia riuscita a penetrare nell’organismo sono gli stessi, indipendentemente dalla sua origine. All’inizio degli anni Novanta, il Laboratorio di Biomateriali dell’Università di Modena fondato e diretto dalla dottoressa Antonietta Gatti si trovò ad investigare sul perché un filtro cavale si fosse rotto all’interno della vena cava di un paziente2. Il perché questo si fosse rotto fu un problema di facile soluzione, ma la nostra analisi, eseguita con sistemi fisici, rivelò qualcosa di molto strano, vale a dire la presenza su quell’oggetto di elementi come, ad esempio, il titanio, che non fanno parte dell’organismo di alcun animale superiore né entrano nella composizione del dispositivo.

Un paio d’anni più tardi, ci si presentò un caso del tutto analogo e, ancora una volta, trovammo che elementi estranei sia ai tessuti umani sia alla lega metallica del filtro erano presenti. Poi, alla fine del 1998, la dottoressa Gatti ebbe l’occasione di esaminare i reperti bioptici epatici e renali di un paziente che da oltre otto anni soffriva di febbre intermittente unita a gravi compromissioni al fegato e, soprattutto, ai reni, senza che nessuno fosse in grado di dire da dove questi sintomi originassero.

Con grande sorpresa, in seguito alle analisi eseguite fu evidente che quei tessuti contenevano micro- e nanoparticelle di materiale ceramico, un materiale identico a quello che costituiva la protesi dentaria usurata che il paziente portava. Ciò che era avvenuto era abbastanza semplice: i detriti che la protesi produceva a causa di una cattiva occlusione e, dunque, di una scorretta masticazione, e di un tentativo maldestro di aggiustamento erano stati inghiottiti per otto anni.

Poi questi detriti erano in qualche modo finiti nel fegato e nei reni dove erano restati, provocando una granulomatosi che si era aggravata tanto da condurre il paziente sull’orlo di un trattamento emodialitico cronico che pareva ormai inevitabile. Rimossa la protesi e trattato il soggetto con un’opportuna terapia cortisonica, i sintomi si stabilizzarono, in parte anche regredendo, e non ci fu bisogno di ricorrere all’emodialisi.

Cominciammo allora a cercare negli archivi delle Università di Modena e di Magonza (Germania) e del Royal Free Hospital di Londra per avere reperti autoptici e bioptici di pazienti che soffrissero o avessero sofferto di malattie criptogeniche, in particolare quelle delle quali fosse possibile ipotizzare un’origine o, comunque, una componente, infiammatoria. Il materiale su cui cominciammo a lavorare riguardava principalmente varie forme tumorali e granulomatosi di origine 1 “Micro” è il prefisso per ordini di grandezza tra il milionesimo e il centomillesimo di metro; “nano” per quelli tra ilmiliardesimo e il diecimilionesimo di metro.